Come scegliere il nome giusto – Seo e domini

Affinchè il proprio sito Web sia ben indicizzato dai motori di ricerca è bene iniziare ad attuare le teniche SEO fin dalla scelta dei nomi domini . In questa lezione vi suggeriremo piccoli trucchi che vi guideranno nella scelta e vi spiegheremo quali sono le operazioni da evitare assolutamente!

Quando si è alle prese con la registrazione di un nome a dominio, è bene tenere presente alcuni piccoli trucchi che possono aiutare notevolmente nel posizionamento del sito Internet. Affinchè si generi un prodotto Web valido e ben indicizzato dai motori di ricerca, è necessario, infatti, attuare le tecniche SEO fin dalla scelta del nome. Ecco di seguito alcuni consigli pratici che vi saranno di aiuto per un’ottima scelta del nome a dominio.

Quale Top Domain Level devo scegliere?

Il primo aspetto da dover valutare è la scelta del TLD, ossia del dominio di primo livello.  Vi sono i TLD georeferenziati (ccTLD), ogni Paese possiede il proprio top level domain (ad esempio per l’Italia è .it, per la Francia il .fr, e così via) e i TLD generici (gTLD), come ad esempio il .com, .net, .org e altri. L’estensione del dominio aiuta nella geolocalizzazione delle query di ricerca. Ne conviene che qualora si faccia riferimento a prodotti o servizi destinati a utenti italiani è bene scegliere il ccTLD .it. Se al contrario si vuole espandere il proprio business al di fuori dei confini nazionali, proponendo un portale multilingua, è bene orientarsi verso un gTLD .com.

Keywords nel nome a dominio? Meglio il brand!

Operata la scelta sul dominio di primo livello occupiamoci ora del dominio di secondo livello (SLD). Il dominio di secondo livello rappresenta la parte più importante di tutto l’indirizzo Internet. Generalmente come SLD viene scelto o il nome della propria azienda, o una stringa che includa le parole chiavi (keywords) strettamente correlate alla propria attività.

Fino a qualche anno fa il consiglio era proprio quello di utilizzare nomi a dominio contenenti le keywords più ricercate dagli utenti. Ad esempio, per un portale di cellulari l’ideale era proprio quello di poter registrare un dominio del tipo cellulare.it o cellulari.it, o comunque nomi a dominio che contenessero all’interno questa parola, come ad esempio ilmigliorcellulare.it.

Oggi la situazione si è “quasi” capovolta. Google, da sempre attenta ai trucchi messi in atto dai webmaster ed esperti SEO e soprattutto alle problematiche introdotte dagli spammer, nel 2012 ha annunciato un ritocchino all’algoritmo di indicizzazione. In particolare si è parlato di update degli EMD. Gli Exact Match Domain sono dei domini che contengono le parole chiave che corrispondono esattamente alle query di ricerca effettuate dagli utenti. Fino ad allora questi domini erano fortemente privilegiati e occupavano le prime posizioni nei motori di ricerca, tanto da indurre in molti nell’acquisto di nomi a dominio contenenti keywords tra le più ricercate. Questa pratica ha fatto si che venissero visualizzati nelle prime posizioni siti Internet il cui nome a dominio corrispondeva alla query ricercata, ma i cui contenuti non erano per nulla correlabili. Nella maggior parte dei casi si trattava, infatti, di siti spam che sfruttavano gli EMD per veicolare altri messaggi. Con l’update degli EMD, Google ha introdotto una penalizzazione dei domini a corrispondenza esatta. Nel giro di pochi giorni sono scomparsi dalle prime pagine tutti i siti spammer e sono stati penalizzati anche quei siti che, sebbene non producessero spam, sono stati considerati come siti poco originali.

Google, quindi, ha deciso di penalizzare gli EMD a favore dei nomi a dominio brandable. Si tratti di domini che propongono direttamente il nome aziendale e non le parole chiave, come ad esempio google.it e microsoft.it al posto di motorediriceca.it o aziendadiinformatica.it.

Può accadere spesso, però, che il marchio aziendale corrisponda proprio alle keywords più ricercate, come ad esempio nel caso di Enoteca Snc. In questa situazione dovremmo optare per il nome a dominio enotecasnc.it. Ricordiamo che gli EMD vengono comunque indicizzati correttamente, a patto che i contenuti siano originali e non copiati da altri siti concorrenti.

Il nostro consiglio, dunque, è quello di optare o per la sola scelta del nome aziendale o per un giusto mix tra le keywords e il nome dell’azienda.

Un nome semplice da ricordare

Indipendentemente dall’indicizzazione sui motori di ricerca, è bene considerare che il nome a dominio deve essere il più semplice possibile da ricordare. Chi cerca informazioni specifiche su una data azienda tenderà a scrivere sul motore di ricerca direttamente la denominazione aziendale. Quindi, aggiungere molte parole al brand o introdurre inglesismi potrebbe essere controproducente. Ancor più se si considera che in determinati ambiti molte aziende sono caratterizzate dalla stessa denominazione. Introdurre nomi di dominio difficili da ricordare o troppo scostanti rispetto al nome aziendale, potrebbe significare far confluire clic e quindi utenti, verso i propri concorrenti.

Limitiamo i trattini!

In linea di massima è sempre bene non introdurre trattini all’interno del nome a dominio. In realtà, qualora il nome sia composto da due parole, per questioni di leggibilità, è possibile comunque introdurre questo simbolo. Ricordiamo però che, poiché l’uso di trattini generalmente è correlato allo spam, è meglio non inserirne più di uno, pena il cattivo posizionamento sui motori di ricerca.

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Acquistiamo tutti i TLD disponibili? No!

Per massimizzare il traffico in entrata verso il proprio portale, molti webmaster operano la scelta di acquistare nomi a domino con differenti estensioni e operare il redirect. Si tratta di una scelta piuttosto sensata, ancor più se si pensa che lasciar libero il proprio nome a dominio con altra estensione ad un eventuale concorrente potrebbe rivelarsi controproducente. In realtà, non è necessario acquistare tutti i domini disponibili, basterà infatti concentrarsi su quelli principali. Il consiglio, soprattutto per le piccole e medie imprese, onde evitare esborsi inutili, è quello di concentrarsi sulle estensioni .it e .com..

Prediligiamo i sottodomini o le sottocartelle?

Relativamente a questo aspetto ci sono dei pareri discordanti. Per sottodominio si intende il dominio di terzo livello, ossia nel caso di blog.nomedominio.it il TLD è rappresentato dalla stringa blog.  Il alternativa a questo indirizzo i webmaster sanno bene che potrebbero scegliere la formula nomedominio.it/blog. In teoria i motori di ricerca utilizzano delle metriche di indicizzazione differenti tra domini e sottodomini. Quindi potrebbe essere più conveniente utilizzare la seconda dicitura, fatta eccezione per i siti multilingua dove conviene utilizzare ad esempio gli indirizzi it.nomesito.com, en.nomesito.com.

Quanto deve essere lungo il dominio?

Come confermato dallo stesso Matt Cutts di Google qualche tempo fa, la lunghezza del nome a dominio non incide in nessun modo nel punteggio assegnato dai motori di ricerca. Certo vi sono delle regole da rispettare sul numero di caratteri, che nel complessivo non possono superare i 243  In base a quanto detto al punto 3, però, è bene sempre limitarsi per garantire la facilità di memorizzazione del nome a dominio.

Redirect page to page

Come abbiamo spiegato al punto 5, è bene acquistare almeno le due estensioni principali per il nome a dominio in nostro possesso. Qualora il sito principale sia il .it, dovremo procedere con la configurazione sul dominio.com del redirect. Si tratta di una funzione che consente di reindirizzare gli utenti che visitano il sito .com direttamente sul sito .it. È sempre bene configurare  un redirect da pagina a pagina e da sotto cartella a sotto cartella, escludendo i redirect che rindirizzano sempre sulla home page del sito.